sabato 12 novembre 2011

ACHTUNG, BANCHIERI…

A volte ritornanoSono gli uomini BilderbergTrilateralovvero appartenenti ai movimenti mondialisti che dominanoleconomia mondiale econ leconomiale politiche degli Stati europeicui sarà sempre proibito lesercizio di una politicaautonomaper esempio un autonomo approvvigionamento energeticoSe un governo ci provanegli interessi della proprianazionei cosiddetti “poteri forti” muovono le “pedine” allineate nello scacchiere europeo (Nicolas SarkozyAngelaMerkel?) ed è subito guerra… Occorre fare esempi?…
i 2Ebbenedopo un periodo fin troppo tollerato del governo di un parvenu dellapoliticaun antipolitico per eccellenzacui non mancava neppure il buon gusto diapprezzare… le cose apprezzabilitornano lorogli uomini del sistemaQuelli che nel1992, sul Britanniapanfilo di Sua Maestà la Reginaliquidarono a favore degli stranierile già scarse risorse dellItalia (che non possiede più neanche una fabbrica di acquamine-rale), uomini che hanno già nella scarsella pensioni da nababbodi oltre 30 milaeuro al meseche tornano al potere con il tripudio dei comunisti (neoex e poste loroalleatie dei sindacati dei lavoratori.
I quali (lavoratorifaranno bene a vigilare e tutelare i propri risparmiSi ricordino del prelievo (inopinato e truffaldino)che fu operato sui conti correnti da quel
capo di governo detto “dottor sottile” (pensione mensile 31.411). Ora si profila la tassa patrimoniale, da sempre sollecitata dalla sinistra, che non sarà diversificata, ma colpirà anche quei lavoratori che con tanti sacrifici e onerosi mutui bancari sono riusciti a costruirsi una casette.
AchtungdunqueAttenzionefacciamo che “di noie su di noinon ridano”…

di Marino Solfanelli

lunedì 11 aprile 2011

RECENSIONE di Piero Vassallo a "I racconti del cavolo"

La sinistra che piange

L'umorismo, antidoto
alle afflizioni della letteratura indignata



Resto della cultura gramsciana, l'indignazione - trisma funereo - invade la letteratura e gli schermi della televisione patibolare, nell'intento di convertire la plebe edonista alla Virtù. Ottiene soltanto il naufragio del pensiero progressivo nell'umore bilioso e stizzoso.
L'indignazione eccita ma non diverte. Aggredisce ma non conquista. Irrita ma non persuade. Sentenzia ma non insegna. Produce solamente scariche nervose che addormentano e urli che soffocano l'allegria.
La memorabile battuta di Vittorio Sgarbi sulla Bindi più bella che intelligente o una delle tante barzellette di Silvio Berlusconi ottengono effetti propagandistici superiori a quelli prodotti dalla gigantesca macchina dell'indignazione intelligente e pensosa.
Il deprimente Roberto Saviano, il tronfio Umberto Eco, la lepida Serena Dandini, la irritante Luciana Littizzetto, la sconsolata e soporifera Mortizia affacciata al telegiornale di Rai3, l'esangue Marco Travaglio e il tribunizio Michele Santoro, accedono il fuoco di collere violente ma passeggere, che Berlusconi spegne con uno spruzzo di frizzante champagne.
Il segreto della cultura di destra, infatti, risiede nella vocazione all'umorismo pungente ma non iroso, efficace e sicuro rimedio alle afflizioni procurate dalla letteratura indignata e dal cabaret furente.
L'umorismo è il preambolo al pensiero indirizzato all'ottimismo e alla bonarietà. Ora un saggio di umorismo orientato a destra sono i Racconti del cavolo scritti in prosa gradevole da Marino Solfanelli e pubblicati dalla casa editrice di famiglia, Tabula fati nella fantastica città di Chieti.
Nella breve presentazione alla raccolta, Giuliana Cutore scrive: "Con mano lieve ma decisa, Marino Solfanelli mette bonariamente a nudo le debolezze e le piccolo meschinità umane che, nonostante le roboanti petizioni di principio di tanti nostri politici, non conoscono bandiere di partito, ostinandosi anzi ad allignare con più tenacia proprio in quegli animi dai quali la fede politica dovrebbe da sola provvedere a scacciarle".
L'umorismo è una contemplazione indulgente dei difetti umani. La ghigliottina è rottamata. L'oratoria roboante in fondo a sinistra.
Lo stile di Solfanelli appartiene una dimensione irriducibile al clima rovente dei tribunali intitolati all'esigente e implacabile Virtù, il feticcio un tempo idolatrato dai funzionari della famelica ghigliottina, oggi usata dagli agitatori delle tintinnanti manette e incensata dal giornalismo dei diversamente colti e intelligenti. I sacerdoti dello sdegno e del ghigno iroso.
Di sé invece Marino Solfanelli scrive: "Nessuna pretesa da parte mia di lanciare messaggi all'umanità, essendo questa prerogativa dei giornalisti pennivendoli, poetucoli da strapazzo, politici cialtroni, amministratori arroganti. ... Ho raccontato soltanto, in maniera scherzosa, quattro momenti della vita dell'uomo, nella speranza di non meritare quattro sberleffi".
Gli sberleffi colpisco le facce delle mummie in sosta nel salotto buono. Racconti godibili, quelli di Marino Solfanelli,invece, sono specialmente consigliati per la lettura nelle vetture bar dei treni a lunga percorrenza. Dove incombe la noia del tran-tran. Per esperienza diretta il recensore può testimoniare che il piccolo libro di Marino Solfanelli raggiunge lo scopo di sciogliere in un sorriso la monotonia del viaggio in treno.


Piero Vassallo

sabato 19 febbraio 2011

VI SPIEGO BERLUSCONI…

«Se uno Stato non è etico, può essere governato anche da un Consiglio d’Ammini-strazione.» Il pensiero è di Benito Mussolini, ovvero, «Il più grande statista del mondo,» come sostenne Gianfranco Fini, al quale credo, poiché Fini, come Bruto, “è uomo d’onore.” E quello che governa attualmente l’Italia è proprio una sorta di Consiglio d’amministrazione, con il migliore possibile presidente, un ex imprenditore, che sa fare di conto, esperto di problemi amministrativi e gestionali. Chi altri sennò? Persone che non hanno lavorato una sola ora in vita loro?  Non è necessario fare i nomi…berlusconi
Ma chi è, veramente, Berlusconi, il “sorvegliato speciale” delle Procure d’Italia, contro il quale partiti e sindacati di sinistra hanno organizzato la “spontanea” mobilitazione femminile “se non ora quando?” (con tanti uomini e tanti bambini), preceduta, nelle settimane scorse, da altre manifestazioni di vecchi tromboni e sepolcri imbiancati? Qualche nome?
Intellettuali sciolti e a pacchetti – un tempo definiti “utili idioti” – che firmavano proclami e partecipavano e manifestazioni del Pci, magari senza crederci ma nella convinzione che quella era la via per ottenere prebende, una cattedra universitaria o l’assunzione in Rai.
Lo svizzero Carlo De Benedetti, per esempio, che per un bel gruzzolo di miliardi rifilò alle Poste Italiane computer inservibili (patacche, che finirono inutilizzati nei sotterranei), già mallevadore di Veltroni, quello che diceva di voler andare in Africa, ma “sbaglia” aereo e fa scalo a New York ove compra un appartamento e vi colloca la figliuola…
Oppure Umberto Eco, quello che “se vince Berlusconi espatrio”, ma che è ancora qui, e che recentemente, come è stato denunciato dalla stampa nazionale, nel suo ultimo “mattone” editoriale ha inserito un capitolo copiato integralmente, con qualche infelice rielaborazione, da un libro edito da Solfanelli: “La tragica morte di Ippolito Nievo”.
Oppure Eugenio Scalfari, il “fondatore” di Repubblica, che un giorno rivelò di aver posseduto le chiavi della casa di Berlusconi, col quale ruppe i rapporti per via di contratti pubblicitari televisivi; probabilmente dotato di magici poteri, sostenne Ciriaco De Mita che, oplà, sparì dalla vita politica nazionale. E altri curiosi personaggi, come Dario Fo, già fascista di Salò; attori e attrici delle produzioni Mediast, o uno scrittore come Saviano, lanciato e reso ricco dalla casa editrice di Berlusconi.
Ma torniamo al titolo: “Vi spiego Berlusconi”… Egli è un attore mancato. La sua giovanile aspirazione era il teatro, cui si dedicava con passione alternandolo agli studi universitari; e in alcuni periodi faceva lo chanteursulle navi da crociera, mettendo peraltro a profitto questa sua passione e virtù canora. La passione per il canto e la voglia di esibizione non l’hanno mai abbandonato, e vi ha fatto sempre ricorso, con il partner Apicella, nei momenti di relax, dopo giornate di intenso e stressante lavoro politico, e logoranti aggressioni materiali, giornali-stiche e giudiziarie. Egli ama cantare, raccontare barzellette, in una parola: esibirsi. Davanti a quale pubblico?: Bondi, Letta, Fini, Bossi e Calderoni? Sai che delizia…
Berlusconi, nel suo ambiente privato,  ama esibirsi davanti ad un pubblico giovanile, di belle ragazze, le sole capaci di rendere festose le serate, recate da Lele Mora, che non è un lenone, un “protettore” di prostitute, ma un apprezzato agente teatrale che rappresenta operatori dello spettacolo di ogni età.
Questo è l’uomo Berlusconi, che elargisce denaro a giovani che gli rappresentano le precarie situazioni finanziarie delle loro famiglie, e che, con imprudenza, telefona in questura per soccorrere una sprovveduta ragazza caduta nelle maglie della polizia. Questo è l’uomo Berlusconi, un mancato attore che fa il presidente del consiglio, alla maniera di un presidente di consiglio d’amministrazione, l’unica possibile per questa nostra Italia ridotta allo stremo da precedenti governi di centrosinistra, che hanno “abbattuto” le ideologie trasfor-mando i partiti in “comitati d’affari”. Una sorta di “Italia dei valori” immobiliari… e non solo.
Berlusconi, tanto generoso quanto ingenuo ed imprudente, è rinviato a giudizio per “concussione e induzione alla prostituzione di minorenne”: un’accusa che non sta in piedi, ma è la sola che sono riusciti a “racimolare” con anni ed anni di costose e (a mio avviso) illegali intercettazioni telefoniche, circa duecentomila. Ma la vera ragione per la quale è tenuto dal 1994 sotto tiro dal “rito ambrosiano”, l’aver evitato prendesse il potere in Italia il PCI, cui Tonino Di Pietro e “mani pulite”, avevano spianato la strada distruggendo con una sola botta partito socialista e democrazia cristiana.
E per giunta, con l’assurda pretesa di… riformare la magistratura!
di Marino Solfanelli

sabato 5 giugno 2010

Foto della presentazione de I RACCONTI DEL CAVOLO

Antonella De Luca - Marino Solfanelli - Ileana Moretti

Antonella De Luca - Marino Solfanelli - Ileana Moretti

Marco Solfanelli - Marino Solfanelli - Ileana Moretti

Marino Solfanelli - Ileana Moretti

Arturo Bernava e la figlia

Marino Solfanelli - Ileana Moretti


Marino Solfanelli - Ileana Moretti

domenica 18 aprile 2010

Fini, e la corsa del “gregario”

L’autorevole esponente della destra nazionale – cui espressi la mia perplessità, e quelle di tanti altri, per le frasi pronunciate da Fini durante la sua visita ad Israele (“Mussolini e Fascismo mali assoluti”) – mi disse: «Sai bene perché lo ha fatto.» Voleva dire che senza la genuflessione all’ebreo non si andava al governo. Egli, l’autorevole esponente, intendeva giustificare l’operato del leader dell’allora AN; per noi, quell’affermazione, equivaleva invece ad una condanna; conteneva infatti una verità esplicita: la libertà “condizionata” della politica italiana, ed una implicita: Fini non credeva ad una sola parola delle cose dette in Israele, ma lo aveva fatto per puro opportunismo e tornaconto politico e personale.
Così è Fini, opportunista; per un proprio tornaconto e il soddisfacimento della personale ambizione – dicono coloro che lo conoscono bene – passerebbe sui cadaveri delle persone a lui più cari. Per lui non esistono limiti etici e morali. Rubò la moglie a un suo camerata, che con un pugno sul viso gli mutò i connotati; ha abbandonato la moglie ed ha rubato l’amante all’ex presidente della Roma…
Tutto l’operato di Fini è stato quello di una sorta di Re Mida alla rovescia: ha rinnegato Mussolini e il Fascismo, ha rinnegato Giorgio Almirante, ha distrutto il MSI, ha dissolto AN; è nel suo dna, ed ha finito col rinnegare persino se stesso, quello della legge Bossi-Fini sulla immigrazione… Finirà Fini per distruggere anche il Pdl? Ne dubito. Quando si percorrono di corsa certi tortuosi sentieri si giunge alla meta con debito d’ossigeno… e non credo che a rianimarlo siano sufficienti i suoi “caporali”, un esiguo gruppo di deputati ex alleanzini, la cui caratura si è rivelata l’altra sera nel talk show L’ultima parola di Gianluigi Paragone, su Rai-due, con Bocchino e D’Urso che rispondevano alle argomentazioni con attacchi personali.
Se Fini conoscesse gli umori del disilluso popolo del suo ex partito saprebbe che la sua corsa è pressoché finita… Non gli resta che afferrare la borraccia che Berlusconi gli offre e tornare, almeno per ora, al ruolo che gli compete, quello di gregario…

Mas

domenica 21 febbraio 2010

La politica sottoscacco da… un’apriscatola

Le leggi in corso di approvazione per regolamentare (e limitare) le intercettazioni telefoniche, e la loro diffusione a mezzo stampa, non risolve, o lo risolve solo in parte, lo stato di soggezione della politica alla magistratura. La quale si è dato un marchingegno, un “apriscatola”, per dirla alla maniera di Giorgio Gaber, che le consente (alla magistratura) di tenere sottoscacco la politica, a qualsiasi livello. Un sistema, semplice, facile facile, che potrebbe essere definito “metodo ambrosiano”, che fu rivelato da Tonino Di Pietro nel corso di una lezione al CEPU, trasmesso anni addietro in diretta televisiva.
“State attenti,” disse Di Pietro ai discendi con l’aria dell’illusionista che dice “a me gli occhi”…
Il metodo è il seguente: Si prende una cartellina, ci si scrive il nome di un personaggio, politico o no, anche i mancanza di notizia criminis, “senza apporre la data”. Quindi si mette il personaggio sotto osservazione, senza limiti di tempo, e con tutti gli strumenti che la moderna tecnica mette a disposizione. Dice un vecchio proverbio cinese, “vai sulle rive del fiume e aspetta, vedrai passare il cadavere del tuo nemico”. Parafrasando il proverbio, diciamo che, un po’ di pazienza, prima o poi il fascicolo “senza data” intestato al personaggio assumerà consistenza: la raccomandazione per un imprenditore che se non attiene un appalto fallisce, la cena a lume di candela con elegante signora in ristorante alla moda, un massaggio alla cervicale, lo spezzone di una frase abilmente estrapolata da consentire particolari interpretazioni, e il giuoco è fatto. Non si ravvedono motivi di rilevanza penale?, che importanza ha. Prima o poi arriva una elezione, politica o amministrativa, si passa la “velina” dei colloqui registrati a Travaglio, e il personaggio è sputtanato in “anno zero” e politicamente azzoppato…
La leggi in corso di approvazione metteranno fuori uso l’apriscatola?, ne dubitiamo…

domenica 13 dicembre 2009

I Processi sillogistici di “Anno zero” (e non solo)

L’interrogatorio del boss mafioso Filippo Graviano – in videoconferenza (come abbiamo scritto si sarebbe potuto fare al processo di Torino contro Dell’Utri, invece del discutibile spettacolo in mondovisione) – non ha soltanto smentito le “minchiate” di Spatuzzo, ha anche fatto roba da pattumiera le articolasse del D’Avanzo, del “travagliato” Il Fatto quotidiano, dell’Unità, delle esternazioni del moralista, si fa dire, Di Pietro, e dell’esercito di speranzosi antagonisti (ex alleato compreso).
In tanti avevano fatto il tifo per l’immondo assassino Spatuzza (responsabile di sei stragi e quaranta omicidi, e un bambino sgozzato e sciolto nell’acido), sperando che le stravaganti accuse di mafia e di stragismo determinassero la caduta di Berlusconi e le conseguenti, improbabili loro fortune politiche.
La testimonianza di Filippo Graviano è stato anche un duro colpo al processo mediatico e sillogistico di “Anno zero”, della fantasiosa ditta “Tra-va-so” (Travaglio-Vauro-Santoro). Siamo certi che l’immarcescibile ossigenato miliardario comunista inventerà qual cosa, “travaserà” altre “minchiate” per uscire dall’angolo, imbastirà nuove sceneggiate e troverà altri sillogismi per accusare Berlusconi.
Ma cos’è un “sillogismo”?. Leggiamo dal dizionario illustrato “Istituto Geografico De Agostani - Novara”: «Sillogismo sm. Ragionamento composto da tre proposizioni legate in modo che, ammesse per vere le due prime (premessa maggiore e premessa minore), se ne deduce una terza (conclusione).»
Esempio (teorema caro ad “Anno zero”): Premessa maggiore: Berlusconi ha per stalliere Mangano; premessa minore: Mangano è mafioso; conclusione: Berlusconi è mafioso. Secondo esempio: Premessa maggiore: Berlusconi e mafioso; Premessa minore: Santoro per un bel gruzzolo di miliardi lascia la Rai e passa al servizio del mafioso Berlusconi; conclusione: Santoro è mafioso. Terzo esempio: Santoro è mafioso; Travaglio lavora nel programma del mafioso Santoro; Conclusione.: Travaglio è mafioso. Per quest’ultimo esempio vi sarebbe anche un riscontro: Travaglio sarebbe stato visto a cena con un mafioso.
Si tratta soltanto di esempi, ovviamente, per spiegare alla lettera il significato del termine “sillogismo”, che però, in taluni casi, diventa metodo processuale.

domenica 6 dicembre 2009

Dalle “bastarde” maestre d’asilo che picchiavano i bambini al “signor Patuzza” che li scioglieva nell’acido

«Bastarde, non si fa del male ai bambini. Ve la faremo pagare.» Con questo grido le recluse del carcere di Pistoia accoglievano le nuove ospiti, le due maestre (si fa per dire) d’asilo che picchiavamo i bambini. Contemporaneamente, anzi, “in contemporanea differita”, per usare un termine tecnico radio-televisivo, dall’aula bunker del palazzo di giustizia di Torino, andava in onda in Eurovisione uno sgradevole spettacolo che aveva come protagonista un immondo assassino che magistrati ed avvocati chiamavano “signor Patuzza”, un essere spregevole che i bambini non li picchiava, li sgozzava e scioglieva i loro corpicini nell’acido, inoltre responsabile di “appena” sei stragi e quaranta omicidi…
Si poteva evitare un tale sgradevole spettacolo? Certo. Con un collegamento in video conferenza che avrebbe impegnato un magistrato, un cancelliere e un paio di operatori televisivi, invece di quello abnorme (costoso, per i contribuenti) schieramento di forze, neppure fosse stato il “G. 8”. Il tutto per ascoltare infamati accuse contro «quello di canale cinque e del compaesano» che avrebbero consegnato l’Italia nelle mani di boss mafiosi, i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano. E’ andata così? Non proprio. E’ accaduto esattamente il contrario: Il “signor Patuzza” e i fratelli Graviano, spregevoli assassini, sono stati “consegnati” all’Italia, quella carceraria, ove per le loro efferatezze scontano condanne all’ergastolo.
Ora il “signor Patuzza” dice di essersi pentito e di aver scoperto Dio. Chissà dov’era il suo dio quando trucidava un sacerdote. Si è pentito e desidera collaborare con la giustizia: e chi non si pentirebbe quando al carcere a vita si offre l’alternativa di una “vacanza” protetta, in luogo sicuro, con tanto di appannaggio e costosissimi apparati di protezione.
E tutto questo con un minimo sforzo: solo accusare il capo del governo…

domenica 8 novembre 2009

Il “Fato turchese”

La notizia – che ha destato molta curiosità – viene da Napoli. Ma andiamo con ordine. Il “Fato turchese” non è l’alternativa maschile alla “Fata turchina” di collodiana memoria, ma Il “destino cinico e baro” di cui è stato vittima Dario Franceschini – nella versione dei democratici napoletani “Franceschiello” – che, per solidarietà al giudice (che dicono abbia stabilito col pallottoliere la somma che la Mondatori dovrà versare a Debenedetti), volle indossare le calze turchesi che ostensibilmente mostrò alle telecamere mentre era in visita in Abruzzo. Ricordate?: «Non intervistate me ma inquadrate le mie calze turchesi…» Ma quelle calze, ahilui!, gli hanno portato jella.
«Il fato turchese,» dunque, lo ha visto sconfitto al Congresso del PD che ha eletto il proprio segretario nella persona di Bersani.
Ma se la “calza turchese” non ha portato fortuna a Franceschini, anzi, Franceschini ha portato jella alla “calza turchese”, diventato ormai simbolo di sfortuna, tanto che la ditta produttrice, secondo alcune indiscrezioni, avrebbe deciso di toglierle dalla circolazione, tra l’altro seriamente preoccupata dalla notizia circolata recentemente secondo cui tutta la magistratura italiana, per solidarietà al giudice, oltre alla toga e al tocco, vorrebbe rendere obbligatorio indossare nelle udienze le calze turchesi. Se è vero che porti jella, pensate che disastro per la giustizia italiana…
Ed ecco la notizia napoletana. Un esercente che della calza turchese aveva abbondante scorta, avrebbe avuto una idea scaramantica: mettere in vendita le calze turchesi con un cornetto rosso cucito alla calza sinistra. L’avrebbero chiamato “stile Franceschiello”.

domenica 1 novembre 2009

Il “Caso chiuso”…

È la logica della “travagliata ditta” dell’ossigenato comunista miliardario: «Marrazzo si è dimesso il caso è chiuso. Il reato è stato commesso dai carabinieri, processiamo Berlusconi.» Punto. Sorprendente! Ma tant’è…
La sbrigativa soluzione, se soddisfa i plaudenti trinaricciuti (per dirla alla maniera di Guareschi), in trasmissione o fuori, certo non se la devono gli italiani, che non si lasciano abbindolare da troppo palesi mistificazioni, che al confronto le performance del mitico trasformista Rudinì sembrerebbero robe da dilettanti allo sbaraglio…
Ma vediamo perché il caso non è affatto chiuso…
Se un Prefetto, o un qualsiasi altro funzionario di Ente pubblico, usa l’auto (con autista) dell’Ente per la spesa della signora, o per fare accompagnare la figliuola a scuola, commette il reato di “peculato d’uso”. Piero Marrazzo (e ci dispiace per lui), con auto, autista e carburante della Regione Lazio ci andava a puttane – o viados, trans, che dir si voglia, sempre prostituti/e erano – e, a prescindere dall’aspetto morale della squallida vicenda, con un notevole aggravio economico per l’Ente e, di conseguenza, per i contribuenti.
Se c’è un giudice a Roma, presto sapremo anche quanto straordinario è stato corrisposto negli ultimi tempi all’autista della Regione Lazio che, sino a tarda notte, lungo la Via Gradoli, tra una sigaretta e l’altra, attendeva in auto – “qualche centinaia di metri più giù” – che il Governatore riemergesse dalla trans-alcova…
La sbrigativa chiusura troverà certamente consenzienti i moralisti (si fa per dire) di Repubblica, Unità, Il fatto, et similia, ma non i cittadini onesti, che hanno bene percepito che più che di “caso chiuso”, si tratta di “case chiuse”, o qualche cose del genere…

sabato 3 ottobre 2009

“Annozero” ha fatto bingo!

D’Addario, Travaglio, Santoro. Bingo! Una prostituta con la “pistola” (registratore), un preturaiolo che una sera fu visto a cena con un mafioso, un ossigenato miliardario comunista che un giorno per un bel gruzzolo di miliardi abbandonò la Rai per passare al soldo del Berlusca. E rivelò la sua limitata caratura giornalistica: la trasmissione di approfondimento che gli fu affidato in Mediaste, “Moby Dick”, fu un vero disastro. La ragione? Ad un giornalista militante in quella sede non era possibile parlare male di Berlusconi: l’argomento che è nelle sue corde, l’unica cosa che gli riesce bene… a volte!...
Non c’è che dire, un “trio” quello che si è esibito giovedì sera in “annozero”, tanto bene assortito, che neppure “Aldo, Giovanni e Giacomo”: ancora più spassoso, anche se le loro prestazioni ripetitive sono sempre più stucchevoli, prevedibili, e spesso non rispondenti alle loro aspettative. A rimestare nella pattumiera non di rado ci si sporca…
Ad uscirne meno acciaccata dalla trasmissione mi è parsa proprio lei, la prostituta, dalla espressione stanca, spremuta sino all’inverosimile da un intervistatore che non riesce a farle dire ciò che si vorrebbe dicesse contro il capo del governo, e che forse finalmente ha capito di essere diventata uno strumento nelle spire di personaggi senza scrupoli che si muovono per inconfessabili ragioni politiche.
Negli anni ho avuto tanti amici comunisti, operai, studenti, impiegati; ci si scontrava in appassionati dibattiti, confronto di ideali, per l’affermazione dei quali si era pronti a lottare sino alle estreme conseguente. Poi “l’ideale comunista” fece “pluf”, e i corifei del culturame marxista proclamarono che “tutti” gli ideali era caduti… Non era vero, un solo ideale di era dissolto, ci sono ancora uomini che nei proprio sentimenti ne coltivano ancora, ma intanto i partiti, privi di ideali e proprietà di maneggioni (occorre fare i nomi?), si sono trasformati in comitati d’affari…
Con i giovani contraddittori d’un tempo, studenti e onesti lavoratori (ex) comunisti, mi incontro ancora, di quando in quando, intorno ad un tavolino di un caffé del centro, a volte ci osserviamo e ci scappa da ridere… Un sorriso che sottintende un’amara espressione: “Siano stati presi per i fondelli”... Loro più disillusi di me, che in verità ho sempre ritenuto poco credibili e di scarso intelletto esponenti della mia porte; loro, i miei contraddittori di un tempo, dall’imperativo “proletari di tutto il mondo unitivi” si sono ritrovati nel proprio orizzonte un “ossigenato comunista miliardario”.
Ora, finalmente, ci unisce un sentimento, un pensiero che riusciamo a condividere: “I comunisti miliardari ci stanno proprio sui c.”

domenica 13 settembre 2009

È cominciato il “dopo Berlusconi”?

Lo sostiene Pierferdinando Casini, come Battiato alla vana ricerca di un “centro di gravità permanente”, lo spera Francesco Rutelli, che ambisce di uscire dal nulla in cui è stato relegato nel Pd, lo sogna Gianfranco Fini, per trarsi fuori dal cono d’ombra nel Pdl, ma sarà e resterà, si ritiene, soltanto un sogno. I tre personaggi politici si sono incontrati a Chianciano e, tra una effusione e l’altra, si sono scambiati cenni d’intesa e promesse per il futuro. Qualcuno ha sospettato trattarsi di un mènage a trois, altri (il Giornale) hanno scritto “Il triangolo no”. Una sorta di “Trio Le(bu)scano” dell’Eiar (la Rai d’altri tempi). Rutelli le ha prese, infatti, alle amministrative di Roma dal sindaco “ombra” Alemanno (quello vero è il rabbino capo di Roma Pacifico); Casini se li è dati da solo, mettendosi fuori della maggioranza, e dal governo; Fini, che evidentemente ha reciso i contatti con la base del suo ex partito di cui non conosce i mutati umori, rischia di prendere batoste (in senso figurato) che influiranno negativamente sulla sua carriera politica.
Sul destino politico dell’ex segretario dell’ex An ci sono alcune stazioni termali. A Fiuggi decretò la fine del MSI, che gli valse il nomignolo di “fiuggiasco”; a Chianciano ha deciso (forse) il distacco dal Pdl; chissà che nel suo avvenire non ci sia un Salsomaggiore a segnare la fine della sua carriera politica. Ovviamente è soltanto un presagio, non un auspicio. Non accadrà se egli rinsavirà e la smetterà di fare piroette (in senso politico), esercizio in cui si è rivelato più abile della Bella Otero.
Fini, come Pietro, ha ripudiato tre volte… Ha ripudiato Mussolini, passando dal “Mussolini grande statista” al “fascismo male assoluto”; ha ripudiato Almirante, che lo ha eletto a suo successore alla guida del MSI; ha ripudiato se stesso, circa la legge sull’emigrazione, la “Bossi - Fini” che, appunto, porta il suo nome.
Ma torniamo al tema iniziale. È veramente iniziato il “dopo Berlusconi”? Certo, è iniziato il giorno successivo all’avvento dell’era berlusconiana. Come ogni cosa, come la vita stessa, il cui “dopo” inizia il giorno successivo alla nascita,… il vero problema non è quando inizia il “dopo”, ma quando finisce…
Abbiamo il sospetto che gli interminabili e feroci attacchi abbiano avuto per Berlusconi la stessa funzione di un vaccino, rafforzando addirittura le sue di difese. Berlusconi come il re del Ponto Mitridate… E temiamo che, come sostenne un giornalista in una trasmissione televisiva, il potere di Berlusconi ha i …decenni contati (anagrafe permettendo).

sabato 29 agosto 2009

Sberlusconi va alla guerra…

Siamo ormai alla “quarta guerra mondiale”, le sinistre – o democratici, come ora si fanno chiamare – soccombenti in ogni paese europeo, hanno mobilitato le forze mediatiche e le hanno scagliate contro il premier italiano, leader tra i più votati e con i maggiori consensi dell’opinione pubblica.
L’attivismo frenetico di Berlusconi sconvolge gli avversari politici allo sbando: la monnezza napoletana, gli interventi a favore del terremotati di L’Aquila, il successo clamoroso del G8, ed altro ancora, travalica i limiti e si scatena la lotta senza risparmio di colpi…
Le lagnanze della first lady per la visita a casa di una diciottenne che compie gli anni, le festose riunioni private in Sardegna documentate da foto (innocue) scattate in maniera truffaldina, le registrazioni di una “escort” (versione chic di prostituta), ed è subito “guerra”…
Guida la pugna l’ammiraglia La Repubblica che mobilità le sue “penne” più agguerrite: i suoi servizi vengono rilanciati da una caterva di quotidiani “democratici”, di tutto il mondo, e ripresi a sua volta dall’ammiraglia, che rilancia e riprende, riprende e rilancia, un interminabile giuoco che fa gridare al, “complotto”… “si vuole la caduta del governo” per riconsegnare il potere ai… “poteri forti”… Si arruolano per la riversa anche le pubblicazioni cattoliche, Famiglia Cristiana (settimanale da sempre schierato a sinistra) e Avvenire, quotidiano dei Vescovi
Sembra una lotta impari, l’assolto si fa cruenta, gli articoli, sempre gli stessi, vengono rielaborati e rilanciati, ripresi rielaborati e rilanciati…
E Lui?, il Berlusca?... Dicono gli speranzosi che ormai stia per crollare, ci sarà un autunno caldo, caldissimo, che lo brucerà, dicono… E invece, come nella celebre opera Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand, “Al fin della licenza, io tocco!”
Si dice che qualcuno li aveva avvertiti: “Badate, stanno frugando tra le vostre corna e i nei vostri armadi…”
Proprio così, al termine della vacanza estiva l’ufficio legale di Berlusconi parte al contrattacco, querela La Repubblica per diffamazione e chiede un risarcimento di un miliardo, promuove azioni giudiziarie per i giornali stranieri, vengono pubblicizzate passate vicende poco edificanti ed immorali dei “moralisti”, rivelati fatti relativi all’editore del gruppo editoriale Espresso Carlo De Benedetti (fattaccio Sme, moglie già amante di Agnelli), al direttore di La Repubblica Ezio Mauro (acquisto in parte in nero di appartamento, conseguente frode al fisco) e del direttore di Avvenire Boffo (condanna per molestie alla moglie dell’amante), si dice che n’è per tutti, anche per le “penne agguerrire”, e sembra si stia per mettere le mani anche su un tesoretto in un paradiso fiscale…
Si dice che quella dell’attesa è stata una strategia. Si era certi che sarebbe stato un crescendo, come un fiume in piena che alla fine, esondando, li avrebbe travolti. Bisognava incassare e pazientare. Un proverbio cinese dice: “Siedi alla sponda di un fiume a aspetta: vedrai passare il cadavere del tuo nemico”…
E’ dunque giunto il momento del contrattacco? Ci sono SBERLE per tutti. E…
“Sberlusconi va alla guerra”…

sabato 15 agosto 2009

“Il ferragosto in carcere”, promosso dal partito radicale

Un vecchio adagio cinese consiglia: “Vai a casa e picchia tua moglie: tu non sai perché, ma lei si”. Mi è venuto in mente durante la “tre giorni ferragostana” pro carcerati, promossa da chi fu mallevadore della “on. Cicciolina”, dell’on. terrorista Giovanni Negri e della presidenza Scalfaro.
Sollecitati dalla intensa promozione radiofonica, numerosi parlamentari, di destra e di sinistra, hanno visitato le carceri e portato sollievo ai poveri reclusi vittime di questo “regime vessatorio forte con i deboli e debole con i forti”. Parafrasando l’adagio cinese, è nato in me il desiderio di un suggerimento alle guardie carcerarie: “Fateli entrare (gli onorevoli visitatori) e sbarrate le porte: voi non sapete perché, ma loro si”.
Lo confesso, sono incorreggibile e in certo modo colpevole: il mio animo non si è intenerito per i disagi dei poveri reclusi ristretti in carceri affollati, vittime del regime vessatorio, ma, ancora peggio, il mio pensiero è volato verso coloro cui va addebitato la responsabilità di tante reclusioni: le donne stuprate ed uccise, le intere famiglie sterminate da automobilisti ebbri e drogati, i giovani morti vittime di spacciatori di droga, i pensionati trucidati e derubati dei sudati risparmi. Essi non hanno problemi di sovraffollamento…
Sarà per questo che nessun parlamentare, di destra o di sinistra, ha avuto il desiderio di visitare le loro famiglie, e portare loro una parola di solidarietà e di conforto.
E’ un mondo allo rovescia, quello in cui viviamo.