«Bastarde, non si fa del male ai bambini. Ve la faremo pagare.» Con questo grido le recluse del carcere di Pistoia accoglievano le nuove ospiti, le due maestre (si fa per dire) d’asilo che picchiavamo i bambini. Contemporaneamente, anzi, “in contemporanea differita”, per usare un termine tecnico radio-televisivo, dall’aula bunker del palazzo di giustizia di Torino, andava in onda in Eurovisione uno sgradevole spettacolo che aveva come protagonista un immondo assassino che magistrati ed avvocati chiamavano “signor Patuzza”, un essere spregevole che i bambini non li picchiava, li sgozzava e scioglieva i loro corpicini nell’acido, inoltre responsabile di “appena” sei stragi e quaranta omicidi…
Si poteva evitare un tale sgradevole spettacolo? Certo. Con un collegamento in video conferenza che avrebbe impegnato un magistrato, un cancelliere e un paio di operatori televisivi, invece di quello abnorme (costoso, per i contribuenti) schieramento di forze, neppure fosse stato il “G. 8”. Il tutto per ascoltare infamati accuse contro «quello di canale cinque e del compaesano» che avrebbero consegnato l’Italia nelle mani di boss mafiosi, i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano. E’ andata così? Non proprio. E’ accaduto esattamente il contrario: Il “signor Patuzza” e i fratelli Graviano, spregevoli assassini, sono stati “consegnati” all’Italia, quella carceraria, ove per le loro efferatezze scontano condanne all’ergastolo.
Ora il “signor Patuzza” dice di essersi pentito e di aver scoperto Dio. Chissà dov’era il suo dio quando trucidava un sacerdote. Si è pentito e desidera collaborare con la giustizia: e chi non si pentirebbe quando al carcere a vita si offre l’alternativa di una “vacanza” protetta, in luogo sicuro, con tanto di appannaggio e costosissimi apparati di protezione.
E tutto questo con un minimo sforzo: solo accusare il capo del governo…
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